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Motivazione del premio
Elabora una
concezione del progetto come strumento cognitivo e operativo in un
contesto che non comprende solo la produzione ma anche il disassemblaggio
e il reimpiego del materiale riciclato.
Il progetto
1 - Partendo da un'indagine di mercato sulla produzione annua a livello
mondiale e nazionale di scarponi da sci, si vuole mettere in evidenza come
il prodotto
abbia una sua consistenza in un ambito di "danno ambientale".
2 -
Tenendo presente che è già in atto un sistema di raccolta volontario per il
ritiro
degli scarponi da sci, viene presentato un sistema di disassemblaggio, in
cui
si evidenziano diversi aspetti:
-
riciclare la totalità del prodotto non è sempre conveniente,
-
un
processo di riciclo automatizzato,
-
la
flessibilità nel recupero del materiale da riciclare,
-
i
costi d'esercizio dipendenti dal percorso di recupero,
-
le
implicazioni economiche ed ambientali,
-
la
separazione delle diverse plastiche.
3 -
Re-design del prodotto: la riprogettazione dello scarpone per facilitarne il
riciclaggio.
La
riprogettazione
I materiali
Parlando dei
modelli e delle caratteristiche degli scarponi è emerso, come determinate
risposte tecniche siano dovute ai materiali. Nel modello Gran Prix 90cE
(modello da competizione), l'inserimento nella suola del Carbon Kevlar
assicura la rigidità torsionale ideale e l'immediata risposta dello sci
nelle inversioni rapide. Questo è solo un esempio delle diverse
caratteristiche dei materiali: ABS, poliuretano, polipropilene,
policarbonato, ecc..., sono solo alcuni tra i materiali più utilizzati, i
quali si dividono a sua volta a seconda delle diverse rigidità. La continua
ricerca di materiali e processi che diano un grado di tecnicità e
qualità in più allo scarpone segna l'evoluzione di questo prodotto. La
pelle e il cuoio sono stati fino alla fine degli anni '60, gli unici
materiali disponibili per la produzione di scarponi. Con gli anni '70
abbiamo una svolta decisiva: Bob Lange, tecnico specializzato nello
studio delle materie plastiche, dopo vari studi e prove a resistenza,
realizza l'intero guscio esterno dello scarpone con un materiale
plastico simile al poliuretano. Il procedimento avviene per colata e
riscuote un enorme successo. L'era del cuoio e delle cuciture è
finita. Da un processo di assemblaggio manuale, si passa ad uno
automatizzato. La Nordica per prima crede in questa tecnologia e predispone
il suo stabilimento per la realizzazione di uno scarpone interamente in
materiale plastico. Col passare degli anni lo scarpone subisce svariate
modifiche tecniche, sia sul piano dei materiali che su quello funzionale.
Oggi la competitività tra le varie aziende è soprattutto legata all'utilizzo
delle diverse materie plastiche che rappresentano circa l'80% della
composizione dello scarpone. Durante la progettazione di uno scarpone da
sci, la decisione del materiale da utilizzare per le diverse parti è un
elemento fondamentale per il progettista. L'andamento della sezione in fatto
di spessore nel caso dello scafo, cambia a seconda degli sforzi che
determinate zone subiscono. L'utilizzo di un policarbonato a discapito di un
poliuretano, permetterebbe di avere qualche decimo di millimetro in meno
sullo spessore, ma contrariamente una rigidità della parte molto maggiore di
quella che si avrebbe con un poliuretano. Lo scarpone utilizzato da uno
sciatore principiante, deve essere molto flessibile e pratico; per questo si
cerca di non immobilizzare completamente il piede all'interno dello
scarpone. Contrariamente un atleta che partecipa a delle competizioni,
richiede uno scarpone che sia il più rigido possibile, per avere il massimo
controllo dello sci. In questo caso, per dare un'idea, la realizzazione di
uno scarpone in acciaio sarebbe l'ideale. Nella progettazione di uno
scarpone la scelta di un polimero con particolari caratteristiche è legata
anche ad una questione economica: spesso e volentieri alcuni materiali non
vengono impiegati per determinate parti in seguito al loro alto costo.
Disassemblaggio dello scarpone
Le diverse
prestazioni che offrono gli scarponi da sci, a seconda del modello, sono
legate essenzialmente ad una caratteristica comune e fondamentale: la
immobilità del piede all'interno dello scafo. Affinché ciò sia soddiffatto
nel migliore dei modi, è necessario che le diverse parti componenti lo
scarpone (scafo, lembo, copertura, gambetto, leve e spoiler), siano ben
fissate tra loro. L'utilizzo di borchie e rivetti, rispettivamente in
alluminio e acciaio, passanti tra le diverse parti e ribaditi internamente
sopra una rondella, garantisce una tenuta sia strutturale che alle
infiltrazioni d'acqua. Per contro, sono proprio questi elementi (presenti in
tutti i modelli) che creano la maggiore difficoltà per il disassemblaggio.
L'impiego di materiale ferroso per le giunture delle diverse parti dello
scarpone, rappresenta l'unica caratteristica che col passare del tempo è
rimasta costante. Difatti, facendo un excursus sull'evoluzione del prodotto
(vedi allegato), notiamo come la "chiodatura della scarpa e scarpone " era
l'unico sistema di fissaggio delle diverse suole e di altre parti che
componevano l'attrezzo. Già nel 1960 con la comparsa delle prime leve,
l'utilizzo dei rivetti in materiale metallico era comune; ne è un esempio la
tomaia in cuoio della Dolomite che utilizza due rivetti per il fissaggio
delle leve sul gambetto. Successivamente, spostandoci negli USA, guardando
il modello Rosemount, ci accorgiamo della quantità di viti e rivetti
utilizzati per garantire la tenuta dello scarpone; sulla faccia interna
dello scarpone veniva applicata una placca in metallo per assicurare una
migliore tenuta. Riuscire, con un sistema di disassemblaggio automatizzato,
a estrarre borchie e rivetti, corrisponde ad aver scomposto in ogni sua
parte lo scarpone.
Il taglio ad acqua
L'opportunità di recuperare lo scarpone in parte, pregiudica la possibilità
di staccare diverse "fette" a seconda del quantitativo voluto. Si è così
ipotizzato di effettuare dei tagli longitudinalmente sullo scarpone,
seguendo dei percorsi studiati precedentemente, al fine di ottenere
percentuali diverse di materiale riciclato. Sono così state create le "linee
di convenienza economica del taglio". Per effettuare lo smembramento delle
diverse parti, si è pensato di ricorrere ad una nuova tecnologia: il taglio
ad acqua. Dal punto di vista tecnico, la consulenza della INGERSOLL-RAND
società americana leader nel "water jet cutting system", ha permesso di
definire nei particolari l'iniziativa di progetto. Il taglio a getto d'acqua
può tagliare molto bene su configurazioni molto complesse e dar luogo ad una
produzione di alta qualità, senza produrre polvere, in pressochè ogni
materiale, inoltre con l'aggiunta di polveri abrasive è possibile tagliare
il materiale mediante erosione o erosione+abrasione. Un impianto di taglio a
getto d'acqua pura può in qualsiasi momento essere trasformato in un
impianto per taglio abrasivo, abbastanza agevolmente ed economicamente: ciò
consente di tagliare materiali più duri e di maggiore spessore. L'acqua
viene pre-trattata e filtrata, poi viene pompata ad una pompa primaria a
circa 10 - 12 Bar; da questa, l'acqua viene convogliata ad un
intensificatore di pressione (un moltiplicatore di pressione), che porta la
pressione ad un valore di 3000 - 3800 Bar. Nell 'ultima fase del processo,
l'acqua viene poi fatta passare attraverso un orifizio di zaffiro sintetico,
con diametro di 0.1 - 0.4 mm. L'applicazione di questo sistema per il
disassemblaggio dello scarpone, oltre a garantire una qualità del materiale
riciclato senza nessun tipo di alterazione, non comporta inquinamento
ambientale.
Le fasi del processo di recupero sono:
-
Ritorno in azienda o
in altra sede degli scarponi da sci.
-
Posizionamento degli
scarponi su di un rullo trasportatore, indifferentemente dal tipo o dal
modello.
-
Riconoscimento
mediante lettura scanner del tipo, modello e taglia. In fase di produzione
è possibile siglare gli scarponi con codici differenti a secondo delle
diverse linee di taglio.
-
Taglio simultaneo
sulle due facce dello scarpone (interna ed esterna) in modo simmetrico.
Questo avviene mediante l'uso di due bracci meccanici.
-
Separazione delle
diverse parti per materiale con succesivo riciclo o messa in discarica.
Questa soluzione permette di separare le diverse materie plastiche anche
per il loro colore; di fronte ad un successivo riutilizzo del riciclato
per la realizzazione di prodotti, è possibile caratterizzarne anche il
colore.
-
Macinazione, lavaggio
e reimpiego del materiale.
D.F.R. implicazioni progettuali
Per DESIGN
FOR RECYCLING, si intende un intervento di tipo progettuale su di un
prodotto, per facilitarne il recupero o il disassemblaggio, quando questo è
giunto a fine vita. Lo scopo principale è quello di giungere ad ottenere un
sistema di smembramento che sia il più economico e redditizio possibile,
attraverso modifiche delle diverse parti che compongono l'oggetto, senza
sminuire il suo valore ma soprattutto la sua qualità. Il sistema di taglio
adottato per lo scarpone da sci è stato applicato senza che questo abbia
subito la minima modifica per una facilitazione di disassemblaggio.
L'ottimizzazione del prodotto per il taglio e la minimizzazione dei
componenti, sono i punti che verranno ora presi in considerazione. Le
modifiche di progetto apportate, sono partite dal presupposto di ridurre i
tempi di riciclo e di aumentare la percentuale dello scarpone riciclato. Con
l'evolversi del progetto ci si è accorti che alcuni tra gli accorgimenti
tecnici apportati si sono rivelati innovativi per il prodotto; quello
ottenuto può definirsi un intervento "eco-innovativo".
Re-design del prodotto
Questo primo
intervento, non ottimizzava al massimo il riciclo del prodotto, dato che
parte veniva gettato in discarica. Si è intervenuti attraverso un re-design
del prodotto cercando, sia di aumentare la percentuale del materiale da
recuperare che di minimizzare i tempi di disassemaggio.
Il re-design si è centrato su due punti:
Le soluzioni, oltre
a rivelarsi innovative, hanno portato l'intero processo di riciclo dello
scarpone ad una quasi totalità di riciclo. Il sistema di chiusura è la
componente principale che caratterizza qualità e prestazioni in uno scarpone
da sci. Con l'evoluzione del prodotto negli anni, siamo passati dalla scarpa
in pelle con lacci in cuoio, a scarponi che per diverse esigenze impiegano,
chi delle leve con perni, poste lungo il collo del piede, ed altri sempre
leve "tiranti" collegate a dei cavi che passano all'interno dello scarpone.
Fra tutti i sistemi sino ad oggi adottati, la chiusura dell'attrezzo con
quattro leve oltre a garantire la migliore rigidità del piede, permette di
comprimere lo scarpone in quattro punti indipendenti tra loro. Difatti gli
atleti che gareggiano in competizioni mondiali, utilizzano sempre scarponi
con chiusura a quattro ganci. Una leva o gancio, può essere realizzata sia
in materiale plastico (policarbonato), oppure in alluminio, purchè resista
ad uno sforzo di trazione pari a 150 Kg (normativa europea). Nel caso del
Vertech 75 queste sono realizzate interamente in policarbonaio (macrolon),
con esclusione dei punti di fulcro, prodotti in acciaio. La piastrina di
aderenza al lembo e al gambetto è in acciaio con due fori passanti per
l'inserimento dei rivetti che garantiscono la tenuta.
La
produzione di scarponi Nordica in questi ultimi anni, ha sempre visto la
realizzazione di leve in policarbonato e ferro a seconda dei modelli.
Analizzando le linee di taglio è emerso come questo, (che permette di avere
una separazione totale dei materiali), incontri delle difficoltà in
prossimità delle leve. Difatti le dimensioni della piastra di appoggio e
l'utilizzo di due rivetti per l'ancoraggio allo scafo, causa un
rallentamento del procedimento di parecchi secondi. E' stata per questo
realizzata, una leva che ottimizzasse al massimo i tempi di taglio e che nel
contempo garantisse una tenuta agli sforzi simile alla precedente. La scelta
del materiale da utilizzare per la realizzazione del pezzo, si è concentrata
sull'alluminio, che oltre a rendere visivamente l'aspetto dello scarpone più
tecnico e sicuro, garantisce la possibilità di riciclo senza alcuna
difficoltà. L'utilizzo di un solo rivetto (con dimensioni leggermente
maggiorate rispetto alle attuali), posizionato centralmente sulla piastra
d'appoggio, in un punto dove questa tende a restringersi, riduce i tempi di
taglio di circa il 50%. Come è stato prima accennato, modificare la leva,
che dal punto di vista estetico-funzionale non si è mai distaccata dalla
forma tradizionale se non in qualche accorgimento tecnico, corrisponde a
garantire in maniera ottimale diverse esigenze:
Economia del processo di riciclo
La
convenienza a riciclare anche solo lo scafo ha portato il progetto verso la
ricerca di un sistema di disassemblaggio "flessibile". Con questo si intende
l'opportunità di riciclare in uno scarpone, solamente la percentuale di
materiale di interesse e avere dei costi di riciclo in proporzione al
materiale recuperato. Il rapporto tra costi di disassemblaggio e la
percentuale di materiale rimosso è chiaramente espressa nelle figg. 1 e 2.
Nel primo grafico vediamo come un processo di disassemblaggio può essere
caratterizzato in due diversi modi: la linea retta identifica un sistema a
"costi fissi". In base a ciò il riciclo parziale del prodotto, comporta dei
costi uguali a quelli sostenuti per il riciclo totale del medesimo e il
ricicio di una quantità inferiore alla portata massima del sistema, richiede
gli stessi costi del processo in funzione a pieno regime. Possiamo
riconoscere in suddetto sistema, il riciclo per macinatura, dove l'unica
variabile è rappresentata dal rapporto quantità/tempo. La seconda linea,
quella spezzata, rappresenta la variazione dei costi di disassemblaggio in
funzione del quantitativo, o del numero di parti recuperate. Lo smontaggio
manuale è l'esempio più rappresentativo per la comprensione di tale sistema.
Il secondo grafico mette in evidenza come i due sistemi messi a confronto in
diverse applicazioni di disassemblaggio, possano risultare di maggiore o
minore convenienza reciproca. Le rette A e B, rappresentano rispettivamente
un processo con costi fissi maggiori e minori di recupero del prodotto
totale, rispetto al sistema di riciclo a "costi variabili" (linea spezzata).
Anche in questo caso esiste la variabile quantità/tempo. Il disassemblaggio
per costi fissi o costi variabili, rappresenta una scelta legata al tipo di
prodotto che siamo chiamati a recuperare. Nel caso specifico dello scarpone
da sci, la macinatura di questo (costi fissi), rappresenta sicuramente un
sistema semplice sotto il punto di vista della praticità, ma i costi di
ammortamento del processo saranno sempre i medesimi indipendentemente alle
30 o 130 paia di scarponi che riciclo ogni ora. La separazione delle parti
col sistema del taglio ad acgua, permette di avere dei costi d'esercizio, in
funzione della percentuale di materiale recuperato (costi variabili).
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